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Un netto e chiaro NO al Referendum Confermativo

Se  il 25 e il 26 giugno vinceranno i sì ben 50 articoli della nostra Carta Costituzionale  verranno cancellati e riscritti e della seconda parte della Costituzione resterà davvero ben poco.
La  valenza  complessiva della riforma in questione però risulta ancora più rilevante  e  preoccupante;  essa  di  fatto va a cambiare la struttura del Parlamento,  va  a ridefinire completamente i rapporti tra Stato e Regioni,riformula i poteri e le funzioni degli Organi di Garanzia ma soprattutto va ad  incidere  sulla  libertà  e  l'uguaglianza dei cittadini e sulle regole democratiche.
Non  va  dimenticato  poi,  cosa  non  meno  importante,  che la riforma in questione recide volutamente quelle che sono le radici che legano la nostra Carta Costituzionale con l'esperienza della Lotta di Liberazione del nostro paese   dal   Nazifascismo   che  ha  prodotto  la  nascita  dell'Assemblea Costituente  che  ha steso a sua volta la nostra Costituzione, meravigliosa sintesi  e  connubio  di  tutte quelle esperienze e storie politiche che si erano alleate per sconfiggere la dittatura e risollevare il nostro paese in ginocchio dopo la sconfitta mondiale.
Ma  ci  chiediamo:  è  veramente  necessario  stralciare  così  a  fondo la Costituzione così come è stata concepita dai Padri Costituenti? Non sarebbe sufficiente aggiornare e rendere più moderni alcuni passi senza venire meno ai principi di fondo che ne sono stati gli ispiratori?
Ma vediamo più da vicino quali sono le principali ragioni che ci portano ad un così angoscioso dissenso.
Innanzitutto  questa  riforma porta a chiare e sicure derive secessioniste, incombe   e   sgretola   l'unità  nazionale  mettendo  a  completo  rischio l'uguaglianza  di  diritti  fondamentali  quali  l'istruzione  e  la salute aumentando e spingendo  le rivalse centraliste.
In  secondo  luogo  le  modifiche  proposte  portano al porsi di una vera e propria  "questione  democratica"  perchè,  demolendo  la  forma di governo parlamentare,  la  Riforma  va  a creare una vera e propria dittatura di un solo  uomo,  il  Primo  Ministro appunto, che disporrà di poteri e garanzie enormi  costringendo  il  Parlamento  ad essere schiavo e succube delle sue decisioni  e  con  un Capo dello Stato esautorato delle proprie funzioni di controllo e di avvallo.
Infine con questa Riforma non vengono garantiti in sostanza i diritti delle minoranze.
E'  sicuramente vero che chi vince ha il sacrosanto diritto di governare ma è altrettanto giusto e importante che chi perde possa evere la certezza che i  propri  diritti  non  verranno mai meno e che potranno sempre e comunque essere  esercitati.  Senza  contare  poi che la riduzione dei Parlamentari, tanto  caldeggiata dal Centro Destra, entrerà in vigore soltanto dal 2016 e che  l'elezione  della  Camera  sarà separata e avverrà in tempi diversi da quella  del Senato, che avverrà contemporaneamente alle elezioni regionali, con  il  rischio  di  avere  due  maggioranze  diverse  nei  due  rami  del Parlamento.
Viene  spontaneo  quindi  domandarsi  se  sia  il  caso di stravolgere così radicalmente  la Carta Costituzionale che per decenni ha garantito comunque stabilità,  democrazia,  diritti  e  uguaglianza  per  arrivare ad ottenere questi risultati.
Il  nostro  convinto  no non vuole essere un sintomo o l'affermazione di un intriseco   conservatorismo,  il  nostro  continuo  rifarci  all'esperienza straordinaria  della  Resistenza  e  dell'Assemblea  Costituente  non vuole essere un arrocarsi al passato ma vuole, al contrrario, sottolineare quella che  è  la  natura  e lo spirito della Carta Costituzionale che proviene da quell'esperienza  storica  senza precedenti,  senza nulla togliere al fatto che  molto da allora è cambiato e che quindi ci sia la necessità di attuare delle modifiche.
Tali  modifche  però  non devono andare a stravolgere i valori e i principi che hanno animato la stesura della Carta.
Ecco il nostro chiaro, netto e angosciato no alla riforma per affermare con forza  che la Costituzione può essere modificata per migliorare i diritti e la  democrazia nel nostro paese senza dimenticare e cancellare i valori che circa  60  anni  fa furono messi per iscritto affinchè esperienze ed errori come il ventennio fascista non si ripetessero mai più.

Alessia Potecchi
Direzione Nazionale Associazione di tendenza Socialisti Liberali