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Giovani globalizzati alla ricerca di un futuro
Apparso su l’Unità il 29 aprile 2006

Caro Direttore,
affido alle vostre colonne la mia risposta all’invito lanciato lo scorso 23 aprile da Michele Fiorillo, dell’associazione “ Città Futura “ di Pisa, sull’apertura di un dibattito nel mondo giovanile sul futuro del sistema politico e della società italiana.
Il gruppo di giovani che rappresento, sostenuto dalla Fondazione e dal circolo Rosselli di Firenze, è da tempo impegnato in quella che riteniamo la chiave di volta per restituire un senso autentico all’impegno politico, la saldatura tra riferimenti ideali e progetti innovativi per il rilancio del nostro Paese.
Il recente voto politico non ha smentito del tutto le analisi sullo scarso interesse dei giovani verso la politica, se è vero che quasi un quarto degli under 25 non si è recato alle urne, ma se si combina questo dato con una recente indagine della Commissione Europea su giovani di 8 paesi membri, tra cui l’Italia, mi riferisco a Euyoupart, si evince che a tradursi in un freno alla partecipazione politica dei giovani, persino a quella più immediata, è uno scarto tra il modo in cui essi intendono la politica e come la percepiscono nella sostanza. Nessuna mancanza di idealismo quindi, ma disillusione, scarsa fiducia nei partiti politici, scarso credito alle istituzioni. Non si spiegherebbe infatti il successo che sempre più arride ad associazioni culturali o di volontariato e la riluttanza con cui gli under 30 si iscrivono ai partiti.
La grande sfida che si pone di fronte alle società moderne è la riduzione degli effetti di quella frammentazione dell’esistenza individuale che pare essere il portato più significativo ed insidioso della globalizzazione, che impedisce la formazione di idee forti e certezze ideali su cui basare l’agire quotidiano.
Per quanto concerne l’Italia, due, a mio avviso, dovranno essere i punti fermi in questo processo, il riferimento ai principi fondamentali inscritti nella Costituzione italiana, della quale quest’anno festeggiamo il sessantenario, e all’Europa come comunità entro cui rinsaldare ed arricchire i diritti di cittadinanza.
Da questo punto di vista il Governo Prodi sembra poter partire con le giuste credenziali. La società italiana ha infatti più di altre oggi bisogno di un vigoroso apporto di energie morali senza le quali rischia di tradursi nella rappresentanza di interessi costituiti e di non avviare quel profondo rinnovamento, entro i termini della giustizia e della coesione sociale, che le può permettere di competere sul piano internazionale.
Solo se riusciremo a mantenere la promessa della liberazione delle migliori energie del nostro Paese, se riusciremo cioè a sbloccare la società italiana, tornando a favorire la mobilità sociale, se guariremo da quella che Alfonso Musci, membro anch’egli dell’associazione Città Futura di Pisa, in un articolo dei Quaderni del Circolo Rosselli, chiama “ sindrome di Gordon Brown”, da quella continua attesa intrisa da una logica di cooptazione che mortifica ogni dinamica meritocratica, sarà possibile, tra l’altro, rinsaldare il patto sociale tra generazioni che le recenti riforme del mercato del lavoro e della previdenza hanno pericolosamente incrinato e che le dinamiche demografiche, di recente confermateci dall’ISTAT, contribuiscono a deteriorare rendendo complesso il futuro del Paese.

Ed arrivo quindi al dibattito sul sistema politico italiano che non da oggi necessita di una riforma che lo inserisca in pieno nel bipolarismo di stampo europeo. Convinto sostenitore dell’appello per un nome socialista per i Democratici di Sinistra e della costruzione in Italia di una forza che si richiami al socialismo europeo, mi trovo oggi a dibattere sulla creazione di un nuovo soggetto politico che possa costituire il crogiuolo che racchiude e sintetizza il meglio delle culture politiche della sinistra italiana. Nessuna chiusura preconcetta ad un simile passo, ma certo di nodi da sciogliere ce ne sono molti: il grado di apertura che si vorrà dare al processo costituente di questa nuova forza, che dovrà costituire un laboratorio d’idee dischiuso ad ogni settore della società ne volesse esser coinvolto, la selezione delle classi dirigenti ( su questo punto il successo delle primarie, ogni volta che sono state tenute, impone la loro estensione ad ogni livello) ma soprattutto il riferimento internazionale, che è la conseguenza dell’ordine di priorità valoriale che la nuova forza vorrà darsi, che non potrà a mio avviso che essere quello del socialismo europeo, al rischio di creare un nuovo paradosso tutto italiano, avendo liberato l’Italia da un’anomalia, battendo Berlusconi, e subito riproducendone un’altra cancellando d’un colpo un’identità forte di una tradizione, che chiede non di essere superata, ma realizzata in tutte le sue moderne potenzialità, come le esperienze di governo socialdemocratiche europee ci dimostrano.

Matteo Bessi