LA RIFORMA ELETTORALE
Il patto politico generale sarà quello dell’Unione, ma a causa della riforma elettorale voluta dal centro-destra rimarrà un patto politico e programmatico. Non lo troveremo sulla scheda. La lista alla Camera sarà unitaria, sarà quella dell’Ulivo e poggerà soprattutto su DS e Margherita. Al Senato ci sarà invece la lista DS. In questa, come già avvenne in alcune Regioni italiane, ci sarà il nuovo simbolo del partito, con la scritta per esteso “Partito del Socialismo Europeo”, secondo quanto richiesto in un Appello che è partito proprio dalla Toscana per dare un’identità precisa al nostro partito, non soggetta alle nuove vicende nazionali, ma saldamente ancorata nella sinistra democratica europea ed internazionale.
Una situazione complicata quindi, risultante del carattere misto del sistema elettorale preesistente e della regressione al sistema proporzionale voluta dal centro-destra. In una situazione del genere il ruolo del nostro partito è quanto mai importante e determinante per il successo della coalizione e dell’Ulivo. Il successo della conferenza programmatica dei DS dell’1/2/3 dicembre lo testimonia.
La spinta che ha animato i cittadini che hanno partecipato alle primarie e votato per Romano Prodi è stata la conferma della mobilitazione e della disponibilità popolare per battere il governo del centro-destra di Silvio Berlusconi e aprire la strada ad una ripresa civile, sociale ed economica del nostro Paese.
In questo quadro tre mi sembrano le priorità all’interno del nostro Paese per il futuro dell’Italia: battere la criminalità organizzata; restiture competitività al nostro sistema produttivo; riformare la politica.
Farla finita con il dualismo nord-sud comporta battere la criminalità organizzata che impedisce un reale decollo di intere regioni del Mezzogiorno. Restituire competitività al nostro sistema produttivo significa riguadagnare almeno in parte quelle quote di mercato che l’Italia ha perduto negli ultimi tempi nel commercio internazionale.
Riforma della politica significa non accettare il fatto compiuto della riforma elettorale del centro destra e tanto meno quella costituzionale che sarà tra breve oggetto di referendum popolare. Se per la nostra economia l’indicazione è riprendere la crescita nella coesione sociale, per quanto riguarda invece le relazioni esterne dell’Italia bisognerà uscire da una situazione che fa del nostro Paese un fanalino di coda tra i Paesi industrializzati nella percentuale di spese per la cooperazione allo sviluppo.
Il governo del centro-sinistra non mancherà poi di riprendere un’iniziativa per la politica europea. Non possiamo accettare che chi sta fuori dell’Euro, metta poi un veto sulla possibilità dei Paesi aderenti all’Euro di sviluppare una politica economica comune che affronti i problemi europei. La Toscana non è più un’isola felice. I problemi dell’economia reale toscana sono tutt’altro che facili.
Ma affrontarli in un nuovo contesto di politica economica internazionale renderà più accessibile la loro risoluzione.
Valdo Spini, Deputato DS |