DOCUMENTI
![]()
Conferenza di Bologna del 12.10.2002 promossa dall'Istituto Affari Internazionali, Commissione Europea- rappresentanza in Italia e Compagnia di San Paolo "Il ruolo internazionale dell'Unione Europea e il processo di allargamento" Intervento dell'On. Valdo SPINI Con l'annuncio da parte del Presidente Giscard d'Estaing della presentazione di un “primo schema di trattato costituzionale”, per la fine di ottobre, la Convenzione per il futuro della Unione Europea entra nel vivo dei suoi lavori. Come si presenta il Parlamento italiano a questo appuntamento? Pur dando atto alle quattro commissioni competenti della Camera dei Deputati e del Senato di stare svolgendo un'importante indagine conoscitiva in proposito, bisogna dire che sia la Camera sia il Senato hanno espresso formalmente le loro idee in materia di Europa in due sole occasioni: il 28 novembre 2001 in preparazione del Consiglio europeo di Laeken, e, implicitamente, al momento della ratifica del trattato di Nizza nel marzo di quest'anno.(In maggio al Senato.) Il documento della Camera dei Deputati su Laeken peraltro era importante perché fissava alcuni grandi principi di riferimento. In particolare si affermava la necessità di riformare l'UE in modo da renderla in grado di esprimere una volontà politicamente unitaria soprattutto nelle relazioni internazionali, esigenza resa ancora più forte e avvertita dalle vicende seguite all'11 settembre, nonché della costituzione del cosiddetto “quartetto” (Onu, Usa, Europa, Russia) sulla questione mediorientale; l'obiettivo della costituzionalizzazione dei Trattati e della costruzione di una federazione di Stati nazione, affidando all'Italia il compito di svolgere il ruolo storico di paese “federatore”; del rafforzamento del ruolo dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo nella riforma dei Trattati, della creazione di un governo dell'economia come necessario completamento dell'UEM, dello sviluppo della PESC e della PESD, e di una politica comune in materia di giustizia e affari interni. Ma bisogna dire che si tratta di documenti ormai lontani nel tempo e che , soprattutto non fanno riferimento al dibattito, in corso, ormai di vari mesi nella convenzione. Se l'Italia vuole dire qualcosa attraverso chi rappresenta la sovranità popolare, e quindi se il Parlamento italiano vuole dire qualcosa su di un argomento così importante, bisogna fin d'ora programmare due riunioni di Camera e Senato proprio sul tema della Convenzione. Noi rappresentanti italiani, abbiamo cercato di essere presenti su tutti gli argomenti dando attuazione agli indirizzi generali ricevuti. Peraltro devo dire che come membro del gruppo di lavoro sulla “governance economica” non sono molto soddisfatto di quelli che sembrano al momento attuale esserne i risultati. Credo che il tema della governance economica sia strategico proprio per affrontare il tema del nuovo antieuropeismo della “neo destra” populista europea, che non a caso ha preso dei voti anche nei ceti popolari incerti e preoccupati sul loro futuro. Manca ormai per molti versi il vecchio punto di riferimento dello stato nazionale e dei suoi poteri in campo economico. Anzi, moneta unica, patto di stabilità e politiche di rispetto della concorrenza hanno oggettivamente ristretto i gradi di libertà della politica economica a livello nazionale. A ciò non ha peraltro ancora sufficientemente corrisposto la formazione di una “governance economica” a livello europeo che possa costituire -anche se in un contesto diverso, un punto di riferimento dello stesso tipo per i cittadini europei. Non dimentichiamoci quanto sia stata importante nelle recenti alluvioni ungherese e tedesca il sostegno e la vicinanza dell'Unione Europea. Al di là dei nostri contributi, di rappresentanti del governo, o come rappresentanti del Parlamento, ritengo quindi opportuna la pronuncia di un organo politico autorevole su una serie di scelte concrete che dovranno essere assunte dalla Convenzione. Bisogna in particolare sciogliere questi nodi: le modalità per realizzare nuovi equilibri tra Unione e Stati membri e tra le istituzioni dell’Unione, ovvero tra la dimensione intergovernativa e quella comunitaria, dando più forza alle politiche comuni nelle materie chiave indicate dalle risoluzioni della Camera e del Senato, Vorrei in proposito esprimere qualche considerazione personale. Non possiamo considerare il Parlamento Europeo come una specie di istituzione da sopportare. Esso rappresenta i cittadini europei ed è stato eletto anche sulla base di piattaforme politiche e sociali europee. Il suo ruolo quindi va pienamente valorizzato. Occorrerebbe anzi dare uno statuto ai partiti politici europei in modo che il loro ruolo venga valorizzato oltre quello attuale di costituire l'interfaccia dei rispettivi gruppi parlamentari. Il Parlamento Europeo dovrebbe anzi, un po' sul modello di quello che avviene per il cancelliere tedesco,dovrebbe prima designare e poi eleggere il Presidente della Commissione Europea. Non penso ad un difficile conteggio di voti espressi indirettamente in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo. Penso piuttosto che subito dopo le elezioni sulla base di una mozione programmatica, il Parlamento potrebbe eleggere il Presidente della Commissione e che questi poi potrebbe presentare il suo Governo- in questo caso la Commissione- al voto del Parlamento stesso, attribuendogli poi i poteri di revoca dei commissari stessi e di nomina di nuovi commissari con ratifica del Parlamento stesso. In tal modo la figura del Presidente della Commissione verrebbe indubbiamente valorizzata . Per quanto riguarda i rapporti tra Commissione e Consiglio Europeo, credo che si potrebbe adottare un modello di tipo francese. Il Consiglio Europeo con il suo presidente avrebbe un po' il ruolo del Capo dello Stato con speciali responsabilità nel campo della politica estera e della difesa, mentre il Presidente della Commissione avrebbe un po' il ruolo del Primo ministro. La fusione in un'unica persona dell'Alto rappresentante per la PESC e del responsabile della commissione per i rapporti esterni, dovrebbe assicurare, quella unicità di funzioni nel campo della PESC che giustamente viene da tutti chiesta. Ritengo in ogni caso un progresso per l'Unione la proposta che il Presidente del Consiglio Europeo sia eletto nell'ambito del Consiglio europeo stesso. Avevo parlato di un periodo di almeno due anni e mezzo ma potrebbe essere razionale equipararne la durata in carica a quella del Presidente della Commissione. La valorizzazione del ruolo dei Parlamenti nazionali non è conflittuale col ruolo del Parlamento Europeo. Al contrario, credo che vi possa essere una nuova sinergia tra queste istituzioni In ogni caso è ormai opportuno che il nostro paese metta le carte in tavola sul futuro assetto dell'Unione europea se vuole avere un'effettiva influenza sulle decisioni che verranno prese. Credo che si debba privilegiare il Parlamento come luogo della definizione delle proposte da formulare. Ritengo infatti che sul tema dell'Europa non ci debbano essere confini precostituiti tra centro destra e centro sinistra. Semmai c'è il problema della sussistenza o meno della vecchia maggioranza europeista che ha guidato il nostro paese ad importanti realizzazioni nella politica europea. Questa maggioranza è il frutto di tanti filoni ideali della storia nazionale. Penso a Alcide De Gasperi, penso ad Altiero Spinelli e alla sinistra democratica del Manifesto di Ventotene che seguiva l'esortazione di Carlo Rosselli del 1935 per gli Stati Uniti di Europa, penso a Ugo La Malfa, al liberale Gaetano Martino, a Riccardo Lombardi che illustrò alla Camera l'astensione socialista sul trattato istitutivo del mercato comune europeo, primo segnale di quella che doveva essere l'adesione della sinistra italiana, prima dei socialisti e poi dei comunisti, all'europeismo. Abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una polemica contro un preteso “super-stato europeo” da parte di un ministro del governo in carica, cui peraltro il vice presidente del Consiglio Fini ha risposto correttamente. Ora credo che tutti insieme dobbiamo verificarci in un nuovo, solenne voto del Parlamento italiano. Siamo del resto alla possibile vigilia di un fatto storico: il big bang dell'allargamento in un sol colpo da 15 a 25 dei paesi membri dell'Unione. Un grande fatto storico, come ha sottolineato il Presidente Romano Prodi, che ne è giustamente orgoglioso. Un fatto che richiede il successo della convenzione. Ma anche se non vi fosse stata la prospettiva dell'allargamento, il funzionamento della stessa Europa a 15 Lo richiederebbe. Non dobbiamo, non possiamo fallire, e il contributo dell'Italia è sicuramente importante. Valdo Spini |
![]()